Che tipo di dati tratta un perito
Una pratica peritale contiene quasi sempre dati personali: nominativi, recapiti, indirizzi dei luoghi, targhe, documenti dell’assicurato. In molti casi contiene anche dati che il GDPR (Regolamento UE 2016/679) definisce «particolari» — ad esempio informazioni sanitarie in un sinistro con danni alla persona (art. 9) — o riferimenti a procedimenti giudiziari quando il perito opera come CTU o CTP (art. 10).
Ogni strumento che tratta questi dati — un assistente vocale per le chiamate, un gestionale, un servizio di trascrizione delle note di sopralluogo — va scelto e configurato tenendo conto della natura dei dati che gli affidi, non solo delle funzioni che promette.
Le domande da porsi prima di adottare uno strumento
Prima di far entrare un tool AI nel flusso di una pratica, vale la pena rispondere a poche domande concrete:
- Base giuridica: qual è la base che legittima il trattamento (di norma, l’esecuzione dell’incarico ricevuto)?
- Responsabile del trattamento: il fornitore firma un accordo ex art. 28 GDPR (DPA) come responsabile?
- Dove risiedono i dati: sono conservati nell’UE o trasferiti fuori? Con quali garanzie (es. clausole contrattuali standard)?
- Riservatezza: lo strumento espone informazioni della pratica a personale del fornitore o a terzi non autorizzati?
- Minimizzazione: lo strumento tratta solo i dati necessari alla finalità, e per il tempo necessario?
Gli strumenti che consigliamo
Per i periti raccomandiamo quattro strumenti, uno per ogni area: ElevenLabs per il centralino AI, GoHighLevel per la gestione di incarichi, clienti e promemoria, Fatture in Cloud per fatturazione e parcelle e Otter.ai per la stesura delle relazioni a partire dalle note di sopralluogo.
Scopri gli strumenti e i siti ufficialiAI generativa e cautele aggiuntive
Con gli strumenti di AI generativa e di trascrizione va chiarito un punto spesso trascurato: le registrazioni e i documenti caricati vengono usati per addestrare i modelli del fornitore? Per una pratica peritale la risposta accettabile è «no», con garanzie contrattuali esplicite. Preferisci fornitori che offrono modalità professionali e che escludono l’uso dei tuoi dati per l’addestramento.
Vale anche la pena ricordare un principio di buon senso: la perizia e le conclusioni restano un atto del perito. L’AI può mettere in ordine il materiale, ma la valutazione e la responsabilità non si delegano a un software.
Una nota onesta
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere di un consulente privacy o di un DPO, né le indicazioni del mandante o dell’ordine/collegio di appartenenza. La conformità dipende dallo specifico strumento, dalla configurazione e dal tipo di pratica. Il messaggio di fondo, però, è incoraggiante: usare l’AI nel proprio studio in modo conforme è possibile — a patto di sceglierla con criterio, non di improvvisare.
